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TALENTS
Giovanni
Abbaticchio è un giovane e talentuoso autore filmmaker. Ha
collaborato alla scrittura di programmi televisivi come I nuovi Mille (Rai 2) Sirene
(Rai 3), Innovation e Tutta la vita davanti (prossimamente su
La7). Fino a qui tutto bene, se non fosse che io e Giovanni ci conosciamo da
sempre e potrei rovinarlo. Nella mia memoria ci sono ricordi di giochi
infantili, macchie di cioccolata sui vestiti, palle di neve, ma a pensarci
bene, non andrei oltre sui dettagli imbarazzanti perché potrebbe seriamente
arrabbiarsi e poi vendicarsi scrivendo un commento anonimo riguardante la mia
condizione a 13 anni (possiede delle foto). Laureato in Pedagogia, ha sempre
lavorato parallelamente come educatore (centri psichiatrici, minori a rischio,
progetti on the road e nelle scuole) e come autore/conduttore nelle emittenti
baresi Telebari e Antenna Sud, in radio con Controradio, Radio Bari e Radio
Città Futura, anche se il suo percorso creativo nasce per strada con un naso
rosso e la biacca bianca sul viso. Nel 2003 fonda con altri cinque amici
un'associazione di promozione sociale "Un clown per amico" con
l'obiettivo di promuovere l'attività di volontariato attraverso il sorriso,
l'improvvisazione e l'acrobatica clownesca e circense. Ha sempre scritto, realizzato
corti, spot, virali, recitato. Insomma è forte. Ed io sono convinta che farà
tanta strada perché il duro lavoro e la modestia (anche troppa la sua) pagano
sempre. Ecco a voi la nostra chiacchierata romantica e zuccherosa perché ci
vogliamo tanto bene e non diffondiamo le nostre foto imbarazzanti, vero?
DOVE SEI
NATO?
Sono nato a Bari, il 2 gennaio
1985, alle 9.30 di mattina, nevicava quel giorno e non succedeva da vent’anni.
Appena nato ho fatto la pipì in faccia a mio padre, è ginecologo, il primo che
mi ha preso in braccio e sculacciato, per questo ho deciso di urinarlo: patti
chiari e amicizia lunga.
COSA HAI
STUDIATO E DOVE?
Mi sono diplomato al liceo
scientifico statale “G. Salvemini” di Bari. L’esperienza del liceo è stata
fantastica, stimolante, avventurosa, una palestra di vita. Ho imparato a
socializzare, ad ascoltare, ad accrescere la mia creatività e ad apprezzare il
senso educativo dello stare insieme e vivere la scuola non come croce ma come
culla di cultura. Una volta diplomato sono stato rapito dal vortice della
scelta universitaria, avevo le idee molto confuse: amavo il teatro e la
recitazione e all’inizio la scelta era ricaduta sul DAMS di Bologna, avevo già
preso contatti per trasferirmi ma onestamente, e ora lo posso ammettere, non
ebbi le palle di andarmene di casa, dalla mia città, non mi sentivo pronto,
sicuro. Tra tante polemiche e facce contorte decisi di iscrivermi a Scienze
dell’educazione e formazione, perché ho sempre fatto volontariato tra gli ospedali
pediatrici e la strada e appena diplomato, fondai con altri amici
un’associazione di promozione sociale “Un clown per amico” pensando di unire le
due cose. Così ho fatto fino al 2009. Ho preso la Laurea in Scienze Pedagogiche
e poi ho seguito un Master in “Analisi e progettazione del prodotto televisivo”
all’ALMED dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
(Poi spiegherò perché)
COSA
VOLEVI FARE DA BAMBINO?
Da bambino volevo fare il medico
o il benzinaio. Il primo perché lo faceva mio nonno e lo fa mio padre; il
secondo perché mi piaceva l’odore della benzina e l’immagine che ho è del
benzinaio che quando doveva dare il resto, tirava fuori dalla tasca un pacco di
soldi. Interpretate voi.
RACCONTACI
LA TUA GAVETTA
A parte che mi
sento ancora in piena gavetta e non è tanto per dire. Quindi questa domanda la
prendo con le pinze.
Era il 2005 ero
laureato alla triennale, facevo le notti nella casa famiglia dalle 20 alle 8 e
lavoricchiavo per Telebari la mattina. Finita la notte, andavo in redazione,
scrivevo i copioni e registravo le puntate di "Verde di Rabbia" un
format sull’ecologia satirica ideato da Francesco Monteleone (un maestro), per
la regia di Valentina De Carlo. Un’esperienza bellissima, il primo passetto
verso la mia futura professione.
Dopo due anni
sono passato alla concorrenza, ad Antenna Sud, con il mio amico Alberto De
Giglio. Ci aveva contattati Michele Didone proponendoci di far parte della
seconda edizione di “Singhiozzo” una sit-com satirica sul mondo della tv
nazionale e regionale.
Prendevamo in
giro “Il trio medusa” con “Il duo pelosa”, proponendo alla gente i sondaggi più
assurdi e disparati. Ci si divertiva troppo.
Ci siamo fatti
conoscere e la rete ci ha proposto di realizzare un format un po’ più serio ma
allo stesso tempo tagliente, d’indagine e denuncia giornalistica. Il format si
chiamava "Siamo alle solite", 165 puntate realizzate, un filo diretto
con la strada e con la città, dando voce ai cittadini, ai loro problemi e alle
loro denunce. Abbiamo collezionato un bel numero di nemici, sia politici che di
altro stampo, arrivavano minacce pesanti in redazione e noi ci gasavamo: il
programma funzionava.
A pensarci ora la
mia vera e unica formazione è stata ed è la strada, una vera palestra di vita e
la strada di ognuno è un percorso fatto di bivi e di buche, ma va calpestata,
solcata, respirata e inseguita, comprendendo che l'itinerario te lo crei tu,
solo se sei disposto a camminare, crescere e cambiare. Per questo motivo e
per molto altri, scelsi di partire, direzione Milano. Se non avessi avuto una
bella e forte famiglia alle spalle che mi ha dato una grande mano, forse non
sarei riuscito a farlo davvero, questo va detto e ricordato e non me ne
vergogno. 6 mesi di master in Analisi e Progettazione del Prodotto Televisivo
ed ero l'unico laureato in una materia che non fosse comunicazione ma il primo
a vincere lo stage a Roma alla Greed-Stand By Me di Simona Ercolani, per
capirci l'ideatrice e autrice di Sfide
e una delle donne più importanti della tv italiana.
Arrivato a Roma è ripartita la mia carriera dal bassissimo,
portando caffè, facendo fotocopie e mi occupavo di qualsiasi cosa:
riadattamento format, loggare, produzione, scaricamento merci, sopralluoghi,
redazione, interviste. Tutto.
I format ai quali partecipai furono “Sfide” “Emozioni”, “E se
domani”, “La vera storia della banda della Magliana”. E’ una società che
produce tanto.
Attraverso i contatti nati con l’esperienza di stage ricevetti
una proposta da TheBlogTv Italia e Rai 150, il mio primo vero incarico
redazionale, con contratto e stipendio. Il format era “I nuovi mille” di
Giovanni Minoli. Una piccola produzione ma una bella esperienza di crescita, da
lì poi sono passato alla Verve Media Company, grazie a Michele Truglio, regista
che ha voluto credere in me e tuttora lavoro qui in qualità di redattore e
autore filmmaker, realizzando bei format “Innovation” magazine sulle nuove
tecnologie, “Sirene” per Rai3 e “Tutta la vita davanti” che sta per andare in
onda per LA7 (SABATO 19 GENNAIO h.14.00 n.d.r). Spero quanto prima di firmare un programma in testa.
LA PRIMA
COSA CHE HAI SCRITTO?
Sai, non ricordo. Scrivo da sempre. Forse una poesia in
rima sulle mie insegnanti di scuola media.
IL PRIMO
VIDEO CHE HAI GIRATO?
“Lascia che sia”, un piccolo corto amatoriale realizzato
con gli amici di una vita. A rivederlo oggi ci sono così tanti errori e tanti
strafalcioni tecnici ma a 20 anni, senza esperienza cosa si può pretendere. L’importante
è fare, fare, fare. Alla fine qualcuno verrà a bussare.
Decisi di trattare un tema pesante: il suicidio giovanile.
Quanti insulti ho ricevuto, ma ho difeso la mia idea fino alla fine. Era ed è un
tema attuale e fa parte della nostra società e va trattato e raccontato. A modo
mio, dal mio punto di vista, dai miei occhi.
STAI LAVORANDO AD UN NUOVO PROGETTO?
Si, come ti dicevo, il 19
gennaio andrà in onda su LA7 “Tutta la vita davanti”. Un talk entertainment sul
lavoro. E’ una bella sfida, vogliamo parlare di lavoro in chiave positiva,
abbiamo raccontato 60 storie di lavoro, di uomini e donne che nonostante la
crisi sono riusciti ad andare avanti, rialzarsi e riprendere in mano la loro
vita. Ho passato 7 mesi in giro per l’Italia conoscendo gente meravigliosa,
posti bellissimi ed energie fantastiche. Sono diventato indirettamente custode
della loro vita, della loro storia e ho cercato di raccontarle al meglio,
attraverso le immagini e il montaggio per poterle far conoscere e chissà,
smuovere qualche coscienza, dare coraggio a chi non lo trova. Speriamo che la
gente ci segua e si possa immedesimare, confrontare e arrabbiare. Si, perché di
fondo bisogna incazzarsi reagendo davanti ad una situazione e non piangersi
addosso e aspettare che il lavoro ti cada dal cielo. Dobbiamo inventarcelo il
mestiere oggi come oggi, avere il coraggio di buttarci nel vuoto e sono sicuro
che se si ha una buona idea il vuoto ci sorreggerà.
Insomma, questo format mi sta
insegnando molto, mi sta facendo riavvicinare alla mia anima sociale che forse
con il tempo avevo smarrito. Se lo fai con il cuore e con la pancia questo
mestiere può regalarti davvero tanto.
In contemporanea scrivo sul mio
blog “Abbattete Abbaticchio” (giovanniabbaticchio.com), sto per iniziare la
scrittura di un racconto e c’è un giovane editore che si è detto interessato a
pubblicarlo. Inoltre comincerò a collaborare con altri blog e partiranno nuovi
format proposti. Sono in movimento.
LA
PUGLIA, LA TUA TERRA. COSA TI LEGA A LEI?
La Puglia è casa mia. Bari è casa mia. Parlo sempre della
mia regione e della mia città…noi baresi, noi pugliesi, a Bari si fa così, a
Bari si dice colà. Ce l’ho sempre in testa.
Sono legato al dialetto, al
mare, al cibo, alle vie del mio quartiere, Japigia. Mi lega la famiglia, mi
manca la famiglia. Tanto.
COSA NON
AMI DEL TUO MESTIERE?
Amo il mio mestiere, diciamo che
ci sono cose che non tollero: le tempistiche bibliche, i contratti firmati
all’ultimo minuto, i giochetti di potere e di soldi, alcune categorie di
persone che fanno parte del mio mestiere. I doppia faccia. Ma queste figure
sono presenti in ogni tipo di lavoro. Forse c’è qualcosa che non amo: le chiacchiere in riunione. Troppe.
IL CAPO
D’ABBIGLIAMENTO CHE INDOSSI IL GIORNO IN CUI VUOI CHE IL MONDO SIA TUO?
Un gillet fatto a mano da mia nonna Dora. Classe.
QUANTE
ORE AL GIORNO SCRIVI?
Scrivo praticamente tutto il giorno. E’ una grande
fortuna. Lavoro dalle 9 alle 20. Ma la testa lavora sempre.
TI PIACE
RISO PATATE E COZZE?
No. Mi piace pataterisoecozze. E’ ben diverso. Tutto
attaccato. Mi fa impazzire. Quando scendo a Bari mia madre mi prepara le
vaschette da congelare.
IL LIBRO
CHE STAI LEGGENDO ADESSO?
Due: “Mahatma Gandhi” di William L. Shier e “Scritti Corsari” di Pierpaolo
Pasolini.
UN
CONSIGLIO AD UN GIOVANE AUTORE TELEVISIVO?
Nessuno. Sono giovane ancora. A ventotto anni lo sono e di
consigli ne ho bisogno tanto io. Mi sento solo di dire ad un/una ragazzo/a di
mettere il naso fuori dalla propria dimensione, provare a fare qualche
esperienza fuori o all’estero, conoscere nuova gente, ricordarsi da dove si è
partiti e rubare il più possibile. In senso buono, studiare e ascoltare. Sfruttare
ogni occasione, sia quella che può darti la famiglia, sia quella che può darti
l’azzardo. Scrivere, scrivere, scrivere.
TEXT: Paola Elvira Montrone
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4 commenti:
Paola e Giovanni,tante affinità. La vostra preparazione e modestia meritano molta fortuna. Per ora un sincero "bravi per l'impegno"
Fantastico Giovanni! Continua sempre così, sei sempre stato un modello per me e continuerai ad esserlo! Vai alla grande!!!(:
Che bella storia!
complimenti bel percorso...serve gente come te e con la tua forza di volontà.
in bocca al lupo
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