venerdì 18 gennaio 2013

New talent: Giovanni Abbaticchio


NEW TALENTS

Giovanni Abbaticchio è un giovane e talentuoso autore filmmaker. Ha collaborato alla scrittura di programmi televisivi come I nuovi Mille (Rai 2) Sirene (Rai 3), Innovation e Tutta la vita davanti (prossimamente su La7). Fino a qui tutto bene, se non fosse che io e Giovanni ci conosciamo da sempre e potrei rovinarlo. Nella mia memoria ci sono ricordi di giochi infantili, macchie di cioccolata sui vestiti, palle di neve, ma a pensarci bene, non andrei oltre sui dettagli imbarazzanti perché potrebbe seriamente arrabbiarsi e poi vendicarsi scrivendo un commento anonimo riguardante la mia condizione a 13 anni (possiede delle foto). Laureato in Pedagogia, ha sempre lavorato parallelamente come educatore (centri psichiatrici, minori a rischio, progetti on the road e nelle scuole) e come autore/conduttore nelle emittenti baresi Telebari e Antenna Sud, in radio con Controradio, Radio Bari e Radio Città Futura, anche se il suo percorso creativo nasce per strada con un naso rosso e la biacca bianca sul viso. Nel 2003 fonda con altri cinque amici un'associazione di promozione sociale "Un clown per amico" con l'obiettivo di promuovere l'attività di volontariato attraverso il sorriso, l'improvvisazione e l'acrobatica clownesca e circense. Ha sempre scritto, realizzato corti, spot, virali, recitato. Insomma è forte. Ed io sono convinta che farà tanta strada perché il duro lavoro e la modestia (anche troppa la sua) pagano sempre. Ecco a voi la nostra chiacchierata romantica e zuccherosa perché ci vogliamo tanto bene e non diffondiamo le nostre foto imbarazzanti, vero?

DOVE SEI NATO?
Sono nato a Bari, il 2 gennaio 1985, alle 9.30 di mattina, nevicava quel giorno e non succedeva da vent’anni. Appena nato ho fatto la pipì in faccia a mio padre, è ginecologo, il primo che mi ha preso in braccio e sculacciato, per questo ho deciso di urinarlo: patti chiari e amicizia lunga. 



COSA HAI STUDIATO E DOVE?
Mi sono diplomato al liceo scientifico statale “G. Salvemini” di Bari. L’esperienza del liceo è stata fantastica, stimolante, avventurosa, una palestra di vita. Ho imparato a socializzare, ad ascoltare, ad accrescere la mia creatività e ad apprezzare il senso educativo dello stare insieme e vivere la scuola non come croce ma come culla di cultura. Una volta diplomato sono stato rapito dal vortice della scelta universitaria, avevo le idee molto confuse: amavo il teatro e la recitazione e all’inizio la scelta era ricaduta sul DAMS di Bologna, avevo già preso contatti per trasferirmi ma onestamente, e ora lo posso ammettere, non ebbi le palle di andarmene di casa, dalla mia città, non mi sentivo pronto, sicuro. Tra tante polemiche e facce contorte decisi di iscrivermi a Scienze dell’educazione e formazione, perché ho sempre fatto volontariato tra gli ospedali pediatrici e la strada e appena diplomato, fondai con altri amici un’associazione di promozione sociale “Un clown per amico” pensando di unire le due cose. Così ho fatto fino al 2009. Ho preso la Laurea in Scienze Pedagogiche e poi ho seguito un Master in “Analisi e progettazione del prodotto televisivo” all’ALMED dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
(Poi spiegherò perché)

COSA VOLEVI FARE DA BAMBINO?
Da bambino volevo fare il medico o il benzinaio. Il primo perché lo faceva mio nonno e lo fa mio padre; il secondo perché mi piaceva l’odore della benzina e l’immagine che ho è del benzinaio che quando doveva dare il resto, tirava fuori dalla tasca un pacco di soldi. Interpretate voi.

RACCONTACI LA TUA GAVETTA
A parte che mi sento ancora in piena gavetta e non è tanto per dire. Quindi questa domanda la prendo con le pinze.
Era il 2005 ero laureato alla triennale, facevo le notti nella casa famiglia dalle 20 alle 8 e lavoricchiavo per Telebari la mattina. Finita la notte, andavo in redazione, scrivevo i copioni e registravo le puntate di "Verde di Rabbia" un format sull’ecologia satirica ideato da Francesco Monteleone (un maestro), per la regia di Valentina De Carlo. Un’esperienza bellissima, il primo passetto verso la mia futura professione.
Dopo due anni sono passato alla concorrenza, ad Antenna Sud, con il mio amico Alberto De Giglio. Ci aveva contattati Michele Didone proponendoci di far parte della seconda edizione di “Singhiozzo” una sit-com satirica sul mondo della tv nazionale e regionale.


Prendevamo in giro “Il trio medusa” con “Il duo pelosa”, proponendo alla gente i sondaggi più assurdi e disparati. Ci si divertiva troppo. 
Ci siamo fatti conoscere e la rete ci ha proposto di realizzare un format un po’ più serio ma allo stesso tempo tagliente, d’indagine e denuncia giornalistica. Il format si chiamava "Siamo alle solite", 165 puntate realizzate, un filo diretto con la strada e con la città, dando voce ai cittadini, ai loro problemi e alle loro denunce. Abbiamo collezionato un bel numero di nemici, sia politici che di altro stampo, arrivavano minacce pesanti in redazione e noi ci gasavamo: il programma funzionava.
A pensarci ora la mia vera e unica formazione è stata ed è la strada, una vera palestra di vita e la strada di ognuno è un percorso fatto di bivi e di buche, ma va calpestata, solcata, respirata e inseguita, comprendendo che l'itinerario te lo crei tu, solo se sei disposto a camminare, crescere e cambiare. Per questo motivo e per molto altri, scelsi di partire, direzione Milano. Se non avessi avuto una bella e forte famiglia alle spalle che mi ha dato una grande mano, forse non sarei riuscito a farlo davvero, questo va detto e ricordato e non me ne vergogno. 6 mesi di master in Analisi e Progettazione del Prodotto Televisivo ed ero l'unico laureato in una materia che non fosse comunicazione ma il primo a vincere lo stage a Roma alla Greed-Stand By Me di Simona Ercolani, per capirci l'ideatrice e autrice di Sfide e una delle donne più importanti della tv italiana. 


Arrivato a Roma è ripartita la mia carriera dal bassissimo, portando caffè, facendo fotocopie e mi occupavo di qualsiasi cosa: riadattamento format, loggare, produzione, scaricamento merci, sopralluoghi, redazione, interviste. Tutto.
I format ai quali partecipai furono “Sfide” “Emozioni”, “E se domani”, “La vera storia della banda della Magliana”. E’ una società che produce tanto.
Attraverso i contatti nati con l’esperienza di stage ricevetti una proposta da TheBlogTv Italia e Rai 150, il mio primo vero incarico redazionale, con contratto e stipendio. Il format era “I nuovi mille” di Giovanni Minoli. Una piccola produzione ma una bella esperienza di crescita, da lì poi sono passato alla Verve Media Company, grazie a Michele Truglio, regista che ha voluto credere in me e tuttora lavoro qui in qualità di redattore e autore filmmaker, realizzando bei format “Innovation” magazine sulle nuove tecnologie, “Sirene” per Rai3 e “Tutta la vita davanti” che sta per andare in onda per LA7 (SABATO 19 GENNAIO h.14.00 n.d.r).  Spero quanto prima di firmare un programma in testa.


LA PRIMA COSA CHE HAI SCRITTO?
Sai, non ricordo. Scrivo da sempre. Forse una poesia in rima sulle mie insegnanti di scuola media.

IL PRIMO VIDEO CHE HAI GIRATO?
“Lascia che sia”, un piccolo corto amatoriale realizzato con gli amici di una vita. A rivederlo oggi ci sono così tanti errori e tanti strafalcioni tecnici ma a 20 anni, senza esperienza cosa si può pretendere. L’importante è fare, fare, fare. Alla fine qualcuno verrà a bussare.
Decisi di trattare un tema pesante: il suicidio giovanile. Quanti insulti ho ricevuto, ma ho difeso la mia idea fino alla fine. Era ed è un tema attuale e fa parte della nostra società e va trattato e raccontato. A modo mio, dal mio punto di vista, dai miei occhi.


STAI LAVORANDO AD UN NUOVO PROGETTO?
Si, come ti dicevo, il 19 gennaio andrà in onda su LA7 “Tutta la vita davanti”. Un talk entertainment sul lavoro. E’ una bella sfida, vogliamo parlare di lavoro in chiave positiva, abbiamo raccontato 60 storie di lavoro, di uomini e donne che nonostante la crisi sono riusciti ad andare avanti, rialzarsi e riprendere in mano la loro vita. Ho passato 7 mesi in giro per l’Italia conoscendo gente meravigliosa, posti bellissimi ed energie fantastiche. Sono diventato indirettamente custode della loro vita, della loro storia e ho cercato di raccontarle al meglio, attraverso le immagini e il montaggio per poterle far conoscere e chissà, smuovere qualche coscienza, dare coraggio a chi non lo trova. Speriamo che la gente ci segua e si possa immedesimare, confrontare e arrabbiare. Si, perché di fondo bisogna incazzarsi reagendo davanti ad una situazione e non piangersi addosso e aspettare che il lavoro ti cada dal cielo. Dobbiamo inventarcelo il mestiere oggi come oggi, avere il coraggio di buttarci nel vuoto e sono sicuro che se si ha una buona idea il vuoto ci sorreggerà.
Insomma, questo format mi sta insegnando molto, mi sta facendo riavvicinare alla mia anima sociale che forse con il tempo avevo smarrito. Se lo fai con il cuore e con la pancia questo mestiere può regalarti davvero tanto.
In contemporanea scrivo sul mio blog “Abbattete Abbaticchio” (giovanniabbaticchio.com), sto per iniziare la scrittura di un racconto e c’è un giovane editore che si è detto interessato a pubblicarlo. Inoltre comincerò a collaborare con altri blog e partiranno nuovi format proposti. Sono in movimento.



LA PUGLIA, LA TUA TERRA. COSA TI LEGA A LEI?
La Puglia è casa mia. Bari è casa mia. Parlo sempre della mia regione e della mia città…noi baresi, noi pugliesi, a Bari si fa così, a Bari si dice colà. Ce l’ho sempre in testa.
Sono legato al dialetto, al mare, al cibo, alle vie del mio quartiere, Japigia. Mi lega la famiglia, mi manca la famiglia. Tanto.


COSA NON AMI DEL TUO MESTIERE?
Amo il mio mestiere, diciamo che ci sono cose che non tollero: le tempistiche bibliche, i contratti firmati all’ultimo minuto, i giochetti di potere e di soldi, alcune categorie di persone che fanno parte del mio mestiere. I doppia faccia. Ma queste figure sono presenti in ogni tipo di lavoro. Forse c’è qualcosa che non amo: le chiacchiere in riunione. Troppe.

IL CAPO D’ABBIGLIAMENTO CHE INDOSSI IL GIORNO IN CUI VUOI CHE IL MONDO SIA TUO?
Un gillet fatto a mano da mia nonna Dora. Classe.

QUANTE ORE AL GIORNO SCRIVI?
Scrivo praticamente tutto il giorno. E’ una grande fortuna. Lavoro dalle 9 alle 20. Ma la testa lavora sempre.


TI PIACE RISO PATATE E COZZE?
No. Mi piace pataterisoecozze. E’ ben diverso. Tutto attaccato. Mi fa impazzire. Quando scendo a Bari mia madre mi prepara le vaschette da congelare.



IL LIBRO CHE STAI LEGGENDO ADESSO?
Due: “Mahatma Gandhi” di William L.  Shier e “Scritti Corsari” di Pierpaolo Pasolini.



UN CONSIGLIO AD UN GIOVANE AUTORE TELEVISIVO?
Nessuno. Sono giovane ancora. A ventotto anni lo sono e di consigli ne ho bisogno tanto io. Mi sento solo di dire ad un/una ragazzo/a di mettere il naso fuori dalla propria dimensione, provare a fare qualche esperienza fuori o all’estero, conoscere nuova gente, ricordarsi da dove si è partiti e rubare il più possibile. In senso buono, studiare e ascoltare. Sfruttare ogni occasione, sia quella che può darti la famiglia, sia quella che può darti l’azzardo. Scrivere, scrivere, scrivere.


TEXT: Paola Elvira Montrone

Promo "Tutta la vita davanti":


Servizi "Innovantion":





Servizi "Sireni": Scampia


 :D

RP&B

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Paola e Giovanni,tante affinità. La vostra preparazione e modestia meritano molta fortuna. Per ora un sincero "bravi per l'impegno"

Monica Amenduni ha detto...

Fantastico Giovanni! Continua sempre così, sei sempre stato un modello per me e continuerai ad esserlo! Vai alla grande!!!(:

Anonimo ha detto...

Che bella storia!

Anonimo ha detto...

complimenti bel percorso...serve gente come te e con la tua forza di volontà.
in bocca al lupo

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